Il distretto della calza compie 100 anni: piccola dichiarazione d'amore al mantovano

Il distretto della calza compie 100 anni: piccola dichiarazione d'amore al mantovano

Diciamoci la verità: del distretto della calza di Castel Goffredo si parla pochissimo, considerando l'importanza che ha avuto e che ancora ha nella calzetteria italiana e mondiale. Per questo mi ha fatto piacere scoprire che mantova-online.com gli ha dedicato una pagina ben fatta, e mi fa piacere ancora di più che proprio nel 2025 il distretto abbia festeggiato in pompa magna i suoi cento anni di storia: cerimonia a settembre nel Belvedere di Palazzo Lombardia, con il presidente Attilio Fontana, mezza giunta regionale e i grandi nomi dell'imprenditoria del territorio. Un compleanno che, a una come me che le calze le porta tutti i giorni e ne scrive di mestiere, non poteva passare inosservato.

Cento anni di calze, in un angolo di Lombardia

Cento anni significa che siamo partiti negli anni Venti del Novecento (sì, quelli ruggenti, anche se a Castel Goffredo l'eco di Parigi e New York arrivava con qualche stagione di ritardo), e che il distretto è cresciuto in modo travolgente nel secondo dopoguerra. Oggi parliamo di circa 92 imprese attive raccolte in quindici comuni a cavallo fra le province di Mantova, Brescia e Cremona. I nomi suonano come una preghiera del nord, e mi fa piacere citarli perchè meritano: Castel Goffredo come capitale, e poi Asola, Casalmoro, Casaloldo, Casalromano, Castiglione delle Stiviere, Ceresara, e altri ancora.

Per dare un'idea, perchè i numeri quando ci si appassiona aiutano: questo piccolo angolo di Lombardia, che molti italiani non saprebbero indicare su una cartina (e qui mi includo, fino a qualche anno fa), da solo rappresenta circa il 13% dell'export mondiale di calze femminili e addirittura il 26% di quello dei collant. Pazzesco. L'Italia in questo settore è seconda solo alla Cina, e la quasi totalità del nostro contributo nasce proprio qui, fra l'alto mantovano e la bassa bresciana.

Dico una cosa che secondo me dovrebbe essere stampata sulla confezione: se voi (o vostra madre, o un'amica, o la signora che sta seduta accanto a voi in metropolitana) state indossando un paio di calze, c'è una probabilità tutt'altro che trascurabile che siano state prodotte fra Castel Goffredo e dintorni. Anche se sulla scatola c'è un nome che a Mantova non è mai stato.

Collant

Le calze più famose del cinema sono mantovane

Qui arriva la parte che a me piace di più, perchè parla la mia lingua. Tutte (e dico TUTTE) le calze più famose del cinema, quelle entrate nell'immaginario erotico-sentimentale di mezzo mondo, vengono da queste parti.

La calza velata di Anne Bancroft in Il Laureato, quella con cui Mrs. Robinson seduce un giovanissimo Dustin Hoffman in una delle scene più studiate dai cinefili di tre generazioni: probabilmente nata in uno stabilimento mantovano. Le calze a rete di Marilyn Monroe in A qualcuno piace caldo: idem. Le calze velate che Sophia Loren si sfila lentamente davanti a un Mastroianni esterrefatto in Ieri, oggi e domani: pure quelle. Quel pezzo di immaginario erotico-cinematografico del Novecento, ragazze e ragazzi, ha un indirizzo postale piuttosto preciso, ed è in provincia di Mantova.

Quando torno a pensarci mi viene da sorridere: un paese piccolo, di pianura, di campagna lombarda, che senza saperlo ha vestito le gambe più desiderate del cinema mondiale. C'è qualcosa di molto italiano in questa cosa qui.... ed è una di quelle storie che vorrei raccontasse qualcuno (uno bravo, eh, non io) in un documentario serio.

Resistere è il verbo del distretto

Detto questo, e prima che qualcuno mi accusi di nostalgia smielata, l'oggi non è tutto rose e fiori. Il fatturato del distretto è sceso da un miliardo e mezzo di dieci anni fa a circa un miliardo attuale, e non c'è bisogno che vi spieghi io quali siano i nemici: costo dell'energia, materie prime ballerine, concorrenza asiatica che non perdona, cambiamenti nei consumi (le ragazze oggi le calze le indossano molto meno di quanto facessimo noi, e questo è un argomento su cui potrei scrivere altri tre articoli).

Ma il distretto resiste. Si reinventa, punta su innovazione e qualità, lavora con i marchi italiani e con i grandi nomi internazionali che vi fanno produrre ciò che poi vi vendono al doppio del prezzo. C'è un orgoglio territoriale che si sente, e ci sono famiglie che da tre generazioni vivono di calze, padri che hanno trasmesso il mestiere ai figli, donne (perchè la calza è di donne, anche dietro le quinte) che sui telai e nelle confezioni fanno ancora la differenza. È un pezzo di artigianato industriale italiano che merita rispetto, e ogni tanto un pezzo come questo.

Per chi capita da queste parti

Per chi capita a Mantova (e ne vale tantissimo la pena, fra Palazzo Te, la Camera degli Sposi del Mantegna, le tagliatelle al ragù d'anatra e i tortelli di zucca, ma di questo il sito che mi ospita vi sa dire molto meglio di me), c'è anche un'altra ragione per fare una piccola deviazione verso l'alto mantovano: gli spacci aziendali. Castel Goffredo e i comuni del distretto sono pieni di vendite dirette dei calzifici, dove si trovano gli stessi marchi che paghereste molto di più al centro città. Mantova-online ne ha una pagina dedicata che vi consiglio. Per chi ama le calze come me, è quasi un pellegrinaggio.

Su Le Gambe delle Donne, il magazine di cui faccio parte da quasi vent'anni, raccontiamo questa stessa storia da angolazioni diverse: le calze, le gambe, le dive del cinema, e la storia un po' più nascosta di chi quelle calze le produce. Quindi, ufficialmente, dalla redazione: grazie Mantova. Senza di te tante donne italiane (e indirettamente anche i loro uomini) sarebbero parecchio meno eleganti.


Amemi scrive di gambe, calze e dintorni su Le Gambe delle Donne, magazine specializzato attivo dal 2006.

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